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TWINNING #2
La Folie per Acting
di Marta Musso
C’è un gran parlare di una nuova band in città, tanto che Forge, il giornalino dell’Università, mi manda a recensire il loro concerto. Si chiamano Violet May, e anche se il nome non vi dice niente la faccia del frontman Chris McClure è famosissima: avete presente il fumatore con l’aria very working class e incazzata sulla copertina del primo disco degli Arctic Monkeys? Amico d’infanzia.
La venue del concerto è il mitico The Harley, il locale più gettonato della città per quanto riguarda i concerti indipendenti: l’acustica è la peggiore possibile, ma servono un Lagavulin che è la fine del mondo. Tra suono e whiskey, è giusto che vinca il secondo. Sopra il bar c’è un hotel, costa 30 sterline a notte e inclusi nel prezzo ci sono i tappi per le orecchie, perché il dj set va avanti tutte le notti fino alle 2. Un mio amico che ci ha dormito ha detto che in realtà i tappi sono inutili: sono le vibrazioni dei bassi, non la musica, a tenere svegli. E al mattino hai il mal di terra.

il mitico Harley
Comunque sia, il concerto è alle 8. Mi presento con puntualità inglese e comincio a scolare Guinness (ormai ho una capienza di 5 pints di fila) (restando sobria e senza pancetta da alcolista si intende). Intanto studio il volantino: Dirty Weekend e Violet May, i primi da Teesside, i secondi Sheffieldiani doc. Non ci sono altre informazioni. Il primo gruppo non è malaccio, ma è il prototipo della band indie del Nord dell’Inghilterra, intercambiabile con mille altre. Lo segnalo fondamentalmente perché il cantante è abbastanza carino e la copertina del loro EP bellissima. Il secondo gruppo stacca nettamente: questi Violet May sono davvero fortissimi. Risultano piacevoli subito, persino con l’acustica dell’Harley, e ricordano tutto e niente: alla fine, per mescolanza di elementi più che per dissonanza, il risultato è assolutamente originale. E conquista. Finiscono di suonare alle 11 e io corro a casa a scrivere l’articolo in preda ai fumi dell’entusiasmo. Scrivo e riscrivo, leggo e rileggo. Un capolavoro. Mi mancano solo i nomi dei membri, così faccio una rapida ricerca su internet. Internet è una risorsa meravigliosa. Internet mi permette di scoprire due cose: la prima, come ho scritto in apertura, che il frontman dei Violet May è la faccia di Whatever people say I am, that’s what I am not (che qui è come dire Nevermind: tutti ce l’hanno, tutti lo conoscono, tutti lo amano). La seconda, che il gruppo che ho visto non sono i Violet May. Il mio cantante è alto, magrissimo, con due piercing enormi sul naso e sulla bocca e i capelli neri conciati da emo (che gli si perdonano solo per la potenza con cui la voce squilla sulla batteria e per il fatto che ha 20 anni scarsi). Chris McClure è biondo, cicciotto e pieno di ricci.
Fuck, come si dice qui.
Ora, io ammetto di essere rincoglionita, tra i miei molti pregi. Ma sia sul sito che sul volantino che sui cartelloni fuori sul comunicato stampa che mi ha dato il giornalino si parlava di due gruppi. Se i primi si sono autoproclamati Dirty Weekend, come potevano i secondi non essere i Violet May?
Ma d’altra parte, come ho fatto a non pensare che all’Harley suonano sempre (sempre) tre gruppi di fila? Avevo scritto l’articolo mentre il concerto che avrei dovuto recensire si svolgeva a due isolati di distanza!!!
Nonostante sia la più brava (quasi) al corso di etica, decido di applicare il concetto di onestà in versione italiana: vado su myspace e finalmente ascolto i Violet May.
Mmh. Sì, sono carucci. Quasi consigliabili. Professionali. È molto probabile, complice la patina di coolness riflessa che gli Arctic Monkeys gli hanno portato per lo meno a livello locale, che si sentirà parlare di loro in futuro.
Però io punto sulla mia mystery band. Che dopo essere tornata al locale, aver chiesto a 4 diversi baristi, aver litigato con la guardia del corpo all’entrata (a quanto pare in Inghilterra non solo non si può bere in strada, ma nemmeno nei dehor!!), ho scoperto essere i La Folie. Originali, brillanti, da scoprire. Ho persino tenuto l’articolo com’era, spiegando il mio errore all’editore, in un impeto di etica all’anglosassone, per il puro gusto di pubblicizzare qualcosa che davvero mi piace. A costo di portargli sfiga, punto su di loro per poter pronunciare la frase “Io li seguivo quando suonavano davanti a 10 persone”.
Ed eccoli qui: www.myspace.com/lafolieband
Dirty Weekend: www.myspace.com/dirtyweekendtheband
Violet May: www.myspace.com/thevioletmay

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