TWINNING #1


...Marta goes to Sheffield


di Marta Musso

 

Twinning non è una marca di thè: quello è il Twinings. Twinning vuol dire gemellaggio, cioè un atto formale e simbolico tra due Comuni di nazioni diverse allo scopo di sviluppare strette relazioni politiche, economiche e culturali. Cosa ci si faccia poi effettivamente con un gemellaggio nessuno lo sa.
Premessa: volendo studiare giornalismo in un paese senza Bruno Vespa e possibilmente anche senza Vittorio Feltri, ho scelto di veleggiare verso il Regno Unito perché parlano una lingua facile da imparare e perché sono una grande fan dei Muse.
Basta andare sul sito del Times, scegliere l’università a cui viene dato il voto più alto rispetto a quello che si vuole studiare, scaricare dal sito l’apposita application form, tradurre il CV gonfiandolo a dismisura e condendolo con raccomandazioni, portfolio eccetera e spedire il tutto.
E così che sono finita a Sheffield, ridente cittadina del Nord dell’Inghilterra. Sheffield era prima famosa per essere un produttore di acciaio su scala globale, e adesso per aver dato i natali agli Arctic Monkeys. Nel 1937 George Orwell la definì “la città più brutta del Vecchio Mondo”; ma arrivata quassù ho scoperto che George Orwell aveva detto una sonora stronzata.
Sorge in mezzo alle colline, con un fiume e quattro affluenti che la attraversano.
È la città più verde d’Inghilterra e possiede il numero più alto di alberi per abitante di qualsiasi altra città europea. Ci sono anche gli scoiattoli, grossi quanto i ratti dei Murazzi. Ha fama di città grigia e deprimente, ma gli edifici, se non sono di quel tipico mattone inglese rosso e a punta, sono palazzoni in vetro verde creati da qualche architetto con il senso dell’umorismo, e che effettivamente mettono allegria. Il suo simbolo è la ruota panoramica che sorge in centro, scopiazzata da quella di Londra e installata solo quest’estate, ma tant’è: è il punto più alto della città e da lì si può vedere la campagna circostante, meravigliosamente inglese.
E poi è vitale. Come la Giamaica, ma declinata in senso melanconico e un po’ incazzato, è una città con la musica nel sangue. Oltre alle glorie super internazionali (i già citati Arctic Monkeys, i Pulp e la Warp Records) possiede una quantità di locali, cantanti e artisti che ne hanno fatto la capitale della musica del Nord. Non importa quanto piccolo, ogni singolo pub possiede un quadratino di palco in cui piazzare tre ragazzini con la batteria il basso e la chitarra; ragazzini che di solito si rivelano essere dei fenomeni.
Ma poi soprattutto, Sheffield assomiglia tantissimo a Torino. Il fiume, il verde (Torino è la città con più natura d’Europa), i toposcoiattoli, il passato industriale e un futuro da reinventare (avete presente The Full Monty, film in cui un guppo di operai dell’acciaio disoccupati si ricicla come spogliarellisti?
È ambientato a Sheffield), i locali aperti tutti i giorni fino a tardi, la gente ubriaca in giro, i festival di cinema (a Novembre ospita uno dei più importanti festival europei di documentari), la pioggerellina e la nebbiolina.
Insomma, Sheffield è una bella città e anche la gente è aperta e amichevole: sono del resto i meridionali d’Inghilterra.
Per tutti questi motivi, e poichè la musica inglese ha governato la scena degli ultimi 40 anni, mi sembra giusto condividere questa esperienza con tutti gli italiani; o per lo meno con i lettori di Acting Out, una selezionatissima e internazionalisissima élite che, sono sicura, spaziando dai Take That a David Sylvian, un poster di qualche rock star britannica in cameretta ce l’ha.
Insomma, master tardivo a parte, il mio scopo qui è cercare di infilarmi ad un concerto che tra 10 anni mi consentirà di dire “io li ascoltavo quando suonavano davanti a 10 persone” e passare parola il più in fretta possibile.
Se poi qualcuno avesse un’idea concreta su cosa vuol dire fare un gemellaggio, vi prego di farvi avanti con le proposte. Per ora, in cambio dei consigli musicali, chiederei solo che mi venga spedito un po’ di cibo. Perché purtoppo, nel mio tentativo di smentire gli stereotipi su Sheffield e sugli inglesi, mi trovo costretta a confermare quello più diffuso e più amaro: la cucina inglese fa proprio schifo.