IL VOLTO DEL SOGNO Bottega Indaco espone ad Alassio. Videointervista agli artisti
di Veronica Lisino
La fisiognomica è un’antica disciplina (le sue origini risalgono già ad Aristotele) che si propone di mettere scientificamente in relazione i caratteri psichici di un individuo con quelli propri del suo aspetto fisico.
Con Leonardo da Vinci e le sue indagini sulle emozioni momentanee dell’uomo (pathos) fino ai caratteri permanenti (ethos) dell’essere umano, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento la scienza fisiognomica si intreccia con l’arte figurativa, in particolare con la ritrattistica rinascimentale. L’occhio diventa la “finestra dell’anima” e la pittura il mezzo attraverso il quale guardare e osservare gli elementi più nascosti della psiche umana.
La nascita della fisiognomica moderna si attribuisce a Johann Kaspar Lavater che alla fine del Settecento pubblica il trattato Frammenti fisiognomici. Su posizione contrapposte Georg Christoph Lichtenberg che concentra i suoi studi non sui tratti fissi della fisiognomica quanto piuttosto su quelli variabili determinati dai sentimenti che sconvolgono il volto, proponendo lo studio delle passioni transitorie che deformano i corpi nelle varie circostanze della vita.
“Non è solo la rappresentazione dei moti dell'anima, di cui l'iconografia pittorica è satolla, a interessare […], bensì una riflessione sul sogno inteso come forza propulsiva e creatrice che trova forma nel volto e nelle sue infinite potenzialità espressive ed ermeneutiche”, scrive Chiara Manganelli a proposito de Il volto come incarnazione del sogno, mostra multidisciplinare che sarà inaugurata ad Alassio il prossimo 30 Agosto nello spazio della ex Chiesa anglicana.
Il progetto espositivo appare articolato e complesso, ricco di compenetrazioni ed elementi multidisciplinari che sono anche il tratto distintivo e l’intento dichiarato di Bottega Indaco, gruppo artistico poliedrico e versatile, centro di contaminazioni ed esperienze artistiche differenti, che in questa occasione si confrontano e riflettono sul sogno “come forza propulsiva e creatrice che trova forma nel volto e nelle sue infinite potenzialità espressive ed ermeneutiche”.
Con Freud e il suo L’interpretazione dei sogni (1899) la fisiognomica inizia a convergere nella psicologia che entra nell’arte e diventa uno strumento fondamentale per interpretare l’interiorità dell’artista artefice dell’opera ma anche un mezzo di ricerca e studio sul volto e la sua rappresentazione come specchio e finestra dell’animo. “I sogni, come frecce di luce sfolgorante e sgargiante scoccate dall'arco delle nostre pulsioni più profonde e recondite, si rifrangono sul volto; in esso si incarnano e trovano una raffigurazione (eidos) sfaccettata e compiuta, e dagli abissi dell'ineffabile emergono in superficie, trasformandosi in materia viva, che pulsa e ribolle come magma incandescente. Il Sogno è una linfa magica e inesauribile a cui attingere. Esso, con le sue valenze simboliche, è un terreno sorprendentemente fertile per la creazione artistica” (Chiara Manganelli).
Il volto quindi come espressione eloquente, ma anche “maschera ermetica e bivalente”, del Sogno: dare forma alla forma l’opera degli artisti in mostra.
Il progetto Bottega Indaco nasce nel 2007 dall’incontro degli artisti Ciro Palumbo, “il pittore delle isole” secondo una definizione del critico Andrea Diprè, e Luca Motolese in arte Akira Zakamoto, agrimensore extraterrestre. Con sguardi verso direzioni diverse, l’uno al passato l’altro al futuro, Palumbo e Zakamoto rappresentano sulle loro tele mondi altri: il Sogno di Freud e L’Utopia di Tommaso Moro rivivono nella loro arte figurativa che dalla nascita di Bottega Indaco è diventata epicentro e centro propulsore di creatività emergenti.
Oltre Palumbo e Zakamoto la mostra che si inaugurerà ad Alassio sarà costruita intorno ai dipinti di Claudia Giraudo e Luisella Bardella e tre fotografie elaborate digitalmente di Laura Giai Baudissard. Ma questo è solo una parte del progetto espositivo. Partendo dallo stesso soggetto Zakamoto e Palumbo realizzeranno poi un dipinto ciascuno; le due opere saranno accostate a comporre un dittico il cui soggetto sarà filmato (ideazione di Ciro Palumbo, regia di Akira Zakamoto) con una tecnica Macro che permette di sondare il viso del soggetto ritratto. Un passo successivo sarà l’aggiunta di effetti digitali a modificare il volto della modella/o e la sincronizzazione delle immagini con la musica originale prodotta appositamente per il video da Antonello Aloise. La multidisciplinarietà della mostra trova spazio nella Ex Chiesa anglicana di Alassio dove Bottega Indaco e la compagnia teatrale “La bottega dell’attore” di Marzia Scarteddu metteranno in scena una performance in cui sulla musica composta per il video un attore metterà in mostra il proprio volto e le sue espressioni per comunicare stati emotivi diversi. Il volto dell’attore sarà proiettato (in diretta nella serata inaugurale e registrata nei giorni successivi) sul muro o sul soffitto della Chiesa anglicana trasformata in spazio espositivo.
Molte le citazioni e i riferimenti messi in campo dal gruppo di Bottega Indaco in questa mostra; ma ancor più forte e potente del legame con la tradizione (artistica e filosofica) appare l’ancoraggio al presente, lo sguardo contemporaneo che resuscita l’uomo e la sua individualità sfigurata e schiacciata dalla folla (la massa spersonalizzata) persa in paesaggi devastanti e devastati, non-luoghi, megalopoli dis-umane e spazi a-nonimi.
Fenomeno terribilmente contemporaneo, lo smarrimento dell’uomo e la frantumazione dell’identità individuale conduce all’uniformità e alla inespressività dei volti e degli sguardi ad un tempo. I componenti di Bottega Indaco pongono invece l’individuo come unità e singolo al centro del loro studio e del nostro mondo. Attraverso le loro opere danno forma all’informe e ricompongono il volto frantumato, tentandone una ricomposizione che diventa interpretazione dell’animo umano, attraverso le deformazioni avviate dal Sogno. Le tele, le fotografie e le immagini in movimento diventano allora uno specchio in cui riflettersi, uno spazio-tempo in cui soffermarsi ad osservare quel viso dipinto, deturpato, tirato: chi sono? Che cosa sento? Da dove vengono i miei sogni?
Ciro Palumbo, Cosa ho nella testa, olio su tela, 70x140 cm
A chiudere idealmente e temporalmente il progetto espositivo di Bottega Indaco, la personale di Ciro Palumbo (Entriamo nel sogno, 6-28 Settembre, Arte è Kaos, Alassio) in cui il sogno, elemento centrale dell’analisi pittorica, si espanderà ulteriormente, investendo oggetti e cose.
Il volto come incarnazione del sogno
Mostra collettiva: Ciro Palumbo - Azira Zakamoto - Claudia Giraudo - Luisella Bardella - Laura Giai Baudissard
30 Agosto – 28 Settembre 2008
Ex Chiesa anglicana. Alassio (SV)